Riprongo qui questa notizia che mi è molto cara, perchè riguarda uno dei pochi registi che è riuscito ad emozionarmi. Un nome mica da ridere: Federico Fellini.

 IL FELLINI DEL DESERTO

 

 

 

Federiico Fellini, Il set, 1942

Federico Fellini, Il set, 1942

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quindici tavole, un po’ ingiallite, con alcuni schizzi a matita, rimaste per oltre sessant’anni chiuse in un cassetto. Raccontano la vita del set di un film mai portato a termine, e di cui restano l’unica testimonianza. Un film che segnava l’esordio cinematografico del loro autore, uno dei più grandi registi del Novecento: Federico Fellini.

È il 1942. Fellini ha appena 22 anni, ed è tra gli sceneggiatori de “I Cavalieri del Deserto”, tratto dal romanzo di Emilio Salgari e prodotto dall’Alleanza cinematografica Italiana di Vittorio Mussolini. Alcune scene sono ambientate nel deserto e per realizzarle il set si trasferisce in Libia, a Tripoli. Ma Gino Talamo, il regista, resta ferito in un incidente stradale. Spinto dagli amici Guido Celano e Osvaldo Valenti, anch’essi nella troupe, Fellini assume la direzione delle scene. È il suo esordio dietro la macchina da presa.

“Facemmo alcune scene nel deserto, molto di fantasia, con i cavalli e i cammelli” ricorda Celano. Fellini non si accontentò di girare su pellicola ma volle fermare su carta, con quello stile caricaturale che poi diventerà celebre, alcuni attimi della vita sul set.

I Cavalieri del Deserto non verrà mai portato a termine. Le operazioni belliche sul fronte africano della Seconda Guerra Mondiale costringeranno la troupe ad un precipitoso e rocambolesco ritorno in Italia, durante il quale il girato andrà perduto. Di quell’esperienza restano solo questi quindici disegni, regalati da Fellini ad un membro della produzione ed esposte per la prima volta al pubblico a Milano durante la Ventesima Mostra del Libro Antico. L’unica testimonianza della prima volta del Maestro del cinema italiano.

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Ripropongo qui sotto alcuni miei pezzi pubblicati in questi mesi (periodo marzo – maggio 2009) per il sito del mensile Max. Buona lettura! :-)

PHOTOSHOP E TI TAROCCO IL MONDO

Vasen, di Erik Johansson, immagine da http://www.alltelleringet.com/

Vasen, di Erik Johansson, immagine da http://www.alltelleringet.com/

 

 Photoshop, ovvero tarocco. È questa l’opinione più diffusa. Ma il tarocco, a volte, può essere un capolavoro. Perplessi? Allora date un occhio ai lavori di questo fotografo svedese, Erik Johansson, anni 23. In qualche modo ricordano le opere dei pittori surrealisti. Erik ha scattato le foto con la sua macchina digitale e poi le ha modificate con il diabolico programma di ritocco delle immagini con una maestria che lascia a bocca aperta. Così, come in uno spettacolo illusionista, le gambe con indosso i jeans finiscono sull’asse da stiro per un ultimo ritocco della piega, l’acqua del mare di un dipinto cade sui piedi della ragazza che lo sta appendendo al muro e le braccia si frantumano in mille pezzi nel tentativo di salvare un vaso di porcellana. Ecco come il tarocco può trasformarsi in un’opera d’arte.

 

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IRI5, IL NASTRO SI FA ROCK

Lead The way, Iri5, da http://www.flickr.com/photos/iri5

Lead The way, Iri5, da http://www.flickr.com/photos/iri5

 

 Due bobine di nastro dentro un vano di plastica. Ovvero la cassettina, il supporto musicale di chi è cresciuto prima dei Cd e degli Mp3. Un reperto archeologico nell’era dell’Ipod e della musica “liquida”, leggera e facilmente trasportabile da un dispositivo all’altro. Quelli che sono cresciuti con le musicassette passavano i pomeriggi aspettando che la hit del momento passasse in radio per premere il tasto REC ed avevano la macchina piena di compilation fatte in casa. Altri tempi. Ma c’è chi per le vecchie audiocassette ha trovato una nuova funzione. Lei si chiama Iri5, alias Erika Iris Simmons, ed è un’artista americana di 25 anni, che utilizzando il nastro delle sue vecchie audiotape ha realizzato dei fantastici ritratti dei miti del rock. I volti di Bob Dylan, Jim Morrison e Jimi Hendrix, come per magia, “escono fuori” dalle cassette che per anni hanno portato in giro la loro musica. Vere e proprie opere d’arte. Anche se alla loro vista, i ragazzi cresciuti con la cassettina nel walkman probabilmente si metteranno le mani nei capelli, ricordando le ore passate a riavvolgere la pellicola quando rimaneva impigliata nel maledetto mangianastri.

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GWON OSANG TI SCOLPISCE CON UN CLIC

Red Sun di Gwon Osang

Red Sun di Gwon Osang

 

Fotografie tridimensionali a grandezza naturale, o se volete, foto-sculture. Sono le opere di Gwon Osang, poco più di 30 anni, esponente dell’avanguardia artistica sudcoreana. Il suo approccio alla scultura è di un’originalità assoluta: Osang scatta centinaia di fotografie ai suoi soggetti, poi le taglia in minuscole parti, e ricompone le figure incollando i pezzi su leggerissimi manichini a grandezza naturale. Un lavoro certosino che crea un effetto unico: ad occhio nudo sembra di avere a che fare con sculture in ceramica. Osang combina uno studio accuratissimo dell’anatomia e del movimento umano con una grande immaginazione, che porta i suoi “personaggi” ad assumere pose improbabili o ad avere alcuni caratteri accentuati. I suoi lavori sono spesso esposti in giro per il mondo. E poi, ovviamente, sono visibili sul suo sito.

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SORRIDI, SEI SU GOOGLE

Google a Notre Dame, di Filippo Minelli

Google a Notre Dame, di Filippo Minelli

 

Un mondo dove tutto è offerto – e controllato – da Google. Forse un giorno ci arriveremo, intanto Filippo Minelli, artista bresciano di 26 anni, ha giocato su questa suggestione per creare dei piccoli capolavori. Da un anno ormai attacca il logo di Google nei posti dove mai ti aspetteresti di trovarlo e scatta una foto. “Ho cominciato per scherzo, prendendo in giro la produttività dei laboratori di Mountain Views, capaci di sfornare continuamente nuovi servizi” ricorda Filippo, che modifica di volta il volta il marchio di Big G, immaginando i nomi di fantomatiche applicazioni “powered by Google”.

Filippo viaggia spesso da un paese all’altro per lavoro: «Ovunque vada non mi lascio sfuggire l’occasione di attaccare il logo, in posti dove crea un effetto particolare, direi quasi di straniamento». Sulla muraglia cinese, nei vagoni della metropolitana di Bilbao, tra i banchi della cattedrale di Notre Dame a Parigi, sulle condutture di un gasdotto di Ulaan Bataar, in Mongolia. Filippo, che ha iniziato i graffiti per le vie di Brescia, oggi è uno dei pochi che riesce a mantenersi con la sua arte. Riesce ad esporre in suoi lavori, raccolti sul suo portfolio online, in gallerie italiane e straniere.

Quelli su Google gli hanno regalato un’inaspettata notorietà sul web. Il motivo? Filippo se lo spiega così.“Accostando un marchio come quello di Google a contesti e situazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà virtuale è un modo per far vedere la contraddizione di chi vive Internet come se fosse il mondo reale. Una contraddizione che evidentemente provano in molti”.

 

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Giocare a fare il giornalista per imparare le regole del mestiere. Be a Reporter è un web game lanciato da NewsU.org, il centro di formazione online sul giornalismo del Poynter Institute for Media Studies. Il protagonista è un redattore di un giornale locale assoldato dalla sua  caporedattrice per fare luce su alcuni casi d’intossicazione alimentare verificatisi tra gli studenti della scuola elementare cittadina.

In redazione è arrivata una soffiata: a mandare i bambini in ospedale sarebbe stata una partita di formaggio avariato servita alla mensa dell’istituto. “Ma noi non possiamo mettere in pagina un pezzo su una  semplice voce” dice la caporedattrice al suo giornalista. “Cerca di saperne di più, verifica se il rumor corrisponde al vero e trova delle conferme”.

Così il reporter, armato solo del suo computer palmare,  comincia a battere i marcipiedi di Medina, la città virtuale dove è ambientato il gioco, alla ricerca di qualcuno che possa saperne di più. Il tutto con tempi di consegna del pezzo strettissimi.

Muovendosi sulla mappa della città, il giornalista si reca all’ospedale,  poi fa tappa alla scuola elementare  e al  caseificio locale, dove qualche mese prima era scoppiato un incendio. In ogni posto dove si reca parla con qualcuno, fa dalle domande, prende appunti e ricostruisce quanto accaduto.

Il gioco dura in tutto più o meno un quarto d’ora. Il pezzo può essere inviato in qualsiasi momento, ma a seconda della quantità e della rilevanza delle informazioni raccolte avrà un titolo più o meno significativo, e un maggiore o minore spazio all’interno del quotidiano. E ovviamente la reazione del caporedattrice sarà diversa. Se l’articolo non riesce a fare  chiarezza sul caso e non porta nessuna novità, la stroncatura è assicurata. Se invece riesce a spiegare cosa è davvero successo finisce in prima pagina. Un modo diverso per capire come funziona una redazione e come si costruisce un vero scoop.

Elvira Pollina

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Non finisce con oggi lo strazio dei funerali delle vittime del terremoto in Abruzzo. Alla cerimonia di questa mattina, solenne, alla presenza della autorità, ne seguiranno altre,perchè dalle macerie continuano ad essere estratti i cadaveri di chi quella notte è rimasto travolto nel posto dove ognuno di noi si sente più sicuro: casa propria.
Un terremoto come quello che si è verificato a L’Aquila porta con se’ uno strascico di storie e di racconti che fanno emozionare e commuovere. Ma non possiamo fermarci qui.
Non possiamo ricordarci che il territorio italiano è all ‘80 sismico (dico ottanta per cento)  solo dopo 300 morti.
Non possiamo accettare che case costruite meno di 10 anni fa cadano come castelli di sabbia.
Non possiamo accettare che l’attuazione della legge antisismica del 2005 venga di anno in anno rinviata.
Non possiamo non pensare che nel piano casa del Governo, prima che in Abruzzo si scatenasso l’inferno, l’aggettivo antisismico venisse utilizzato solo nell’articolo 6, dedicato alla “semplificazione della normativa antisismica” . Come dire: costruiamo e aiutiamo l’economia, poi se la casa cade, si vedrà.
Non possiamo tollerare che gli Ordini Professionali degli Architetti e degli Ingegneri continuino ad ospitare nelle liste dei loro iscritti quanti hanno decretato la stabilità di edifici venuti giù come se fossero fatti di biscotti e che costoro continuino ad esercitare la professione.
Non possiamo permettere che alle ditte che hanno realizzato edifici pubblici con materiale scadente continuino ad essere affidati appalti per la costruzione di scuole, ospedali, ponti, uffici.
Le emozioni vanno bene per qualche giorno. Poi occorre pensare. Altrimenti ci ritroveremo ancora qui, a piangere su file di bare allineate.

strillo-home-layoff2Si chiama “Lay Off” (Licenziare): per “vincere” bisogna cacciare più dipendenti possibile

Licenziare impiegati. Per gioco

Ideato in collaborazione con la New York University per spiegare le dinamiche sociali attraverso i videogiochi

Più ne fai fuori, più vinci. È il meccanismo alla base di molti videogiochi. Solo che in Lay Off – letteralmente “licenziare” – le vittime non sono zombie o criminali, ma dipendenti in esubero, da mandare a casa per evitare il fallimento di una holding.

 
 

 Lay-Off è un videogioco online lanciato in questi giorni da Tiltfactor, casa di produzione indipendente che collabora con la New York University in un progetto che punta a spiegare le dinamiche sociali, come la crisi economica, tramite i videogames. In Lay Off il giocatore è un amministratore delegato alle prese con la riorganizzazione di un gruppo sull’orlo del crac. Unica soluzione per evitare la bancarotta: mandare a casa il maggior numero possibile di dipendenti. Questi ultimi sono disposti in una sorta di griglia, come tanti gettoni colorati. Per mandarli via, il manager- giocatore deve riuscire ad allinearne almeno tre simili, ruotandone le posizioni.

 

A quel punto, si vedono gli impiegati licenziati scivolare in fondo alla griglia, e mettersi in coda all’ufficio di collocamento. Per ogni fila di lavoratori “eliminati” aumenta il risparmio dell’azienda e la possibilità di ottenere un finanziamento dalle banche. Durante il gioco scorrono le news della crisi reale e i dati dei finanziamenti pubblici accordati per evitare il fallimento di banche e gruppi assicurativi, che poi hanno premiato con bonus milionari i top manager. Come ha fatto la Aig, che ha ricevuto 152 miliardi di dollari di contributi statali per scongiurare il collasso, salvo premiare i top manager con bonus di oltre 500 milioni, facendo infuriare il presidente Obama.

Cinico, crudo. Come la realtà di questi giorni. E come nella realtà, nessun licenziamento è indolore. Ogni volta che si seleziona un lavoratore per mandarlo via, appaiono tre righe con la sua storia. Così si scopre che Morgan , 30 anni, portiere tuttofare di un palazzo di proprietà del gruppo, è affabile e amichevole ed ha tre figli mentre Amad, 35 anni è un ingegnere elettronico assunto da poco che ha perso la moglie in un incidente stradale. Storie diverse, con un epilogo comune: la perdita del lavoro. Gli unici a non rischiare sono banchieri e finanzieri, ovvero coloro che hanno intossicato l’economia concedendo mutui ad alto rischio. Possono solo ruotare, ma il posto non lo perdono mai.

 

Elvira Pollina
21 marzo 2009(ultima modifica: 23 marzo 2009)


Richiamo in homeIl gioco si baserà su progetti reali che saranno concretizzati solo nel 2035

In missione tra la Luna e Marte
Arriva il videogame firmato Nasa

 

L’agenzia spaziale americana ha nominato un team di sviluppatori per dare corpo al progetto. Pronto nel 2010

 

MILANO – Chi non ha mai sognato di vestire i panni di Neil Armostrong e mettere piede sulla Luna o sperimentare l’ebbrezza di andare in orbita a bordo dello Shuttle? Un privilegio riservato a pochi ma che l’agenzia spaziale americana ha deciso di concedere a tutti, annunciando il lancio di un videogame online dedicato alle esplorazioni spaziali. Titolo: «Astronaut: Moon, Mars and Beyond.

LE ATTESE DEI MMOG – Di un videogame online firmato Nasa se n’era già parlato l’anno scorso. Poi un lungo silenzio che aveva alimentato curiosità e attese degli appassionati di Mmog, acronimo che sta per Massively multiplayer online games, ovvero i videogiochi capaci di supportare migliaia di giocatori in contemporanea. Ora è lo stesso sito dell’Agenzia spaziale americana a confermare tutto, annunciando la nomina del team di sviluppatori. E’ stato, invece, il sito specializzato BigDownload a diffondere in anteprima alcuni screenshots del gioco, che avrà inizio con la minaccia della caduta di un oggetto spaziale sulla Terra. <!–

 

LE MISSIONI – «Astronaut: Moon, Mars and Beyond» si articolerà attraverso una serie di missioni, che riprodurranno nella maniera più fedele possibile le condizioni di vita nello spazio, inconvenienti tecnici e imprevisti compresi. Oltre a costruire una stazione spaziale e a provvedere al suo funzionamento, bisognerà confrontarsi con il livello del carburante e dell’ossigeno, o con l’eventualità che un compagno resti ferito sul suolo lunare. A quel punto bisognerà ingegnarsi per tirarsi fuori dai guai, come fecero nel 1969 i membri dell’Apollo 13.

SALTO NEL FUTURO – Gli sviluppatori lavoreranno su ricerche e progetti degli scienziati Nasa, che potranno essere applicati alla realtà solo nel 2035. Il gioco consentirà quindi di fare una sorta di «salto nel futuro» nell’esplorazione dello spazio e nelle tecnologie aerospaziali, permettendo di conoscere lo stato delle ricerche dell’agenzia spaziale statunitense. In pratica, gli astronauti virtuali saliranno su navicelle spaziali e utilizzeranno robot che oggi sono solo dei prototipi e che vedranno la vita solo fra qualche decennio. Ma potranno anche ripercorrere le più celebri missioni spaziali della storia della Nasa dalla stessa prospettiva degli equipaggi. Il Mmog firmato Nasa dovrebbe essere pronto per il 2010, mentre il prossimo autunno sarà disponibile una demo. Non sarà gratuito, ma bisognerà sottoscrivere un abbonamento. Di sicuro meno costoso delle tariffe dei tour spaziali.

Elvira Pollina
25 febbraio 2009(ultima modifica: 26 febbraio 2009)

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Fakebooks

Si chiamano Fakebooks, sono lunghi poco più di una riga e molto meno di un SMS, e strappano un sorriso. Sono le freddure raccolte su questo blog collettivo. Gli autori, come vuole la legge del 2.0, sono gli utenti. I quali in pochi mesi si sono sbizzarriti e, complice il passaparola, hanno dato vita ad un piccolo cult della Rete. Per diventare un fakebook blogger non servono credenziali particolari. Basta saper condensare in una riga una storia che faccia ridere, magari, come fanno alcuni, giocando con i titoli e le trame dei film, con i clichè della letteratura o gli spunti offerti dall’attualità. Se pensate sia facile non vi resta che provare. Se invece vi accontentate di leggere, vi proponiamo una lista dei nostri preferiti. Da leggere tutti d’un fiato.

 

 

Un bambino di legno desidera diventare un bambino vero. Al suo ottavo compleanno esprime il suo desiderio ma nello spegnere le candeline prende fuoco.

Lei lo fissava da lontano. Lui la cercava tra la folla. Poi, finalmente, i loro sguardi si incontrarono. Toccava a lei essere interrogata.

Lui è un supereroe mascherato che si cambia d’abito solo nelle cabine telefoniche. Con l’avvento dei cellulari, la sua attività va in crisi.

Fantozzi contro Titti. Le nuove disavventure del ragionier Ugo, questa volta alle prese con un fastidioso canarino dei cartoni animati.

Lui da anni voleva entrare in Marina. Ma i fratelli di Marina lo riempiranno di botte .

Fantozzi contro Tootsie. L’ennesimo capitolo della saga di disavventure del ragionier Ugo, questa volta alle prese con Dustin Hoffman travestito da donna.

Di giorno “lavora” come dipendente statale, di notte _ un eroe mascherato che combatte le ingiustizie. Ma l’avvento di Brunetta e la lotta all’assenteismo daranno un duro colpo alla sua vita notturna.

Era capace di apprendere qualunque cosa mentre dormiva. Al suo risveglio però non ricordava niente.

Lui è un ragazzo che decide di andare alla ricerca di suo padre. Lo trova nel bar sotto casa a giocare a carte con gli amici.

 

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SANREMO: TRICARICO, QUESTA VOLTA CI VADO PER GIOCO /ANSA
SPE S0B S41 QBXH SANREMO: TRICARICO, QUESTA VOLTA CI VADO PER GIOCO /ANSA CANTAUTORE PRESENTA NUOVO DISCO, USCIRÀ DOPO LA KERMESSE di Elvira Pollina (ANSA) – MILANO, 9 FEB – L’anno scorso sul palco di Sanremo cantava e chiedeva ‘Una vita tranquillà. Quest’anno Francesco Tricarico, cantautore milanese noto per i testi surreali e poetici, giura che affronterà l’appuntamento sanremese con più serenità. «Ho deciso di prenderlo come un gioco», ha spiegato oggi durante la presentazione del nuovo album d’inediti ‘Il bosco delle fragolè, in uscita dopo la kermesse, al cui interno si trova il brano che l’artista eseguirà all’Ariston e che dà il titolo al cd. «È un album che ha al centro l’amore e il gioco, i due elementi essenziali della vita», spiega il 38enne cantautore. «Il titolo? Il bosco è un luogo che mi affascina: è il posto dell’oscurità e del mistero, delle favole, ma anche degli innamorati». In tutto sono dieci tracce, di cui Tricarico ha scritto i testi e la musica. Sono suoi anche i disegni della copertina del cd. «Disegnare mi diverte» racconta Tricarico, che il prossimo autunno pubblicherà un libro di racconti con sue illustrazioni. Ma l’occupazione principale di Tricarico resta fare musica, o, come dice lui «trasformare l’aria». Una passione che lo accompagna sin da giovanissimo, e che, come ha cantato in un suo brano «lo ha salvato» dalla timidezza. «Con le mie canzoni riesco a vedere ricordi, emozioni e idee fuori da me e a condividerle con altri a cui piacciono» dice. Sul palco dell’Ariston si esibirà con un brano «personale, che di sociale ha ben poco»: racconta la scelta d’impegnarsi in amore, e le rinunce che ne conseguono. La scorso anno Tricarico tornò da Sanremo con in tasca il premio della critica ‘Mia Martinì. Lui quell’esperienza la ricorda così: «Cantare all’Ariston mi ha reso senza dubbio più pop, ma mi ha anche dato un sacco di stimoli a scrivere, come sanno fare tutte le situazioni di tensione». Tensione che giocò al cantautore un brutto scherzo: poco prima della sua performance, provato dall’attesa di un’esibizione a fine serata, si lasciò scappare un insulto a Chiambretti e Baudo, che avevano tirato per le lunghe la sua presentazione: «Questa volta – ride il cantante – eviterò di parlare nel microfono». (ANSA). YN0-MD 09-FEB-09 17:31 NNN
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 Anche i presidenti hanno le loro manie. Ecco a che cosa non riesce proprio a rinunciare Barack Obama.

TOGLIETEGLI TUTTO MA NON IL BLACKBERRY - Obama tiene continuamente sott’occhio il suo Blackberry, ormai per tutti BarackBerry. Nonostante i servizi di sicurezza gli abbiano chiesto di accantonarlo per il timore possano essere violati i suoi dati, mettendo a rischio la sua privacy , Obama l’ha spuntata e continuerà a telefonare e mandare mail dal suo palmare.

TUTTE LE BIONDE DEL PRESIDENTE – Fumatore accanito in passato, Obama ce la sta mettendo tutta per smettere. Consuma quantità industriali di Nicorette, la gomma alla nicotina che aiuta chi vuole diventare un ex fumatore. Ma qualche sigaretta se la concede ancora. La marca? Tutto il web se lo chiede. Pare che le sue bionde preferite siano le Camel Light.

BOMBER A CANESTRO
– Durante la corsa elettorale, Obama ha detto che gli sarebbe dispiaciuto trasformare la pista da bowling della Casa Bianca, voluta da Truman, in un campo da basket, sport in cui è piuttosto dotato, tanto che alle superiori lo soprannominavano O’Bomber. Collaboratori e ospiti sono avvisati: Obama potrebbe invitarli a due tiri a canestro per smaltire lo stress.

HOT DOG, CHILI, PIZZA E LINGUINE – Il blitz di qualche giorno fa in un fastfood di Washington ha fatto conoscere al mondo la passione di Barack per gli hotdog. Ne ha scelto uno al chili, la salsa che metterebbe ovunque. A Chicago, invece, Obama era cliente affezionato di Italian Fiesta, pizzeria vicino ad Hyde Park, famosa per la pasta sottile delle sue pizze. Ma il suo piatto preferito sono le linguine ai gamberi della moglie Michelle.

CONTRO LE FORZE DEL MALE - Alla Casa Bianca dovrebbe esserci spazio sufficiente per ospitare le collezioni di fumetti di Conan Il Barbaro e Spiderman, che Obama non ha mai smesso di leggere. Di certo conserverà con cura la copia dell’ Uomo Ragno della scorsa settimana, che lo vede tra i protagonisti accanto all’eroe della Marvel.

DOLCE DORMIRE - Ma quello che Obama ama di più è dormire fino a tardi la domenica mattina, insieme alle due figlie. In un’ intervista ha raccontato che più di una volta la moglie Michelle è stata costretta a svegliarlo bruscamente, accendendo la luce, perchè all’ ora di pranzo era ancora a letto con le piccole Malia e Sasha. Forse a questo privilegio Mr. President dovrà proprio rinunciare.

 

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