Bertinotti

 

La sinistra ARCOBALENA (così l’ha chiamata due volte il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli, ieri pomeriggio in collegamento con lo Speciale Elezioni di Rai Uno) è fuori dal Parlamento: non è riuscita a superare lo sbarramento ne’ alla Camera ne’ al Senato.

Comunisti Italiani, Verdi, Sinistra Democratica e Rifondazione hanno preso meno di quanto prendesse la sola Rifondazione Comunista. Per la prima volta nella storia della Repubblica non ci sarà nessun comunista tra i banchi del Senato o della Camera.

Qualcuno dice che sono vittime della loro partecipazione ai due anni di governo Prodi, dove hanno scontentato tutti: i riformisti, che malsopportavano i loro veti, e la loro base, che ha ingoiato troppi rospi. C’è una parte di verità in questo ragionamento. Ma il motivo del crollo non sta solo qui.

La Sinistra ha perso di vista la sua base sociale: non ci sono solo gli insegnanti e ricercatori, laureati e precari, in possesso di strumenti in grado d’intepretare la realtà.  C’è una massa di lavoratori della piccola e media impresa e della grande distribuzione che percepisce tutto il velleitarismo delle  proposte di Diliberto, Bertinotti and Co.

Trasformare i contratti a tempo determinato in contratti a vita: lo sanno tutti che non è possibile. Lo sanno tutti che, precario o no, un posto di lavoro è meglio avercelo, e che i diritti vanno bene ma bisogna anche lavorare, soprattutto in un momento come questo.

In compenso durante la campagna elettorale, la Sinistra Arcobaleno non ha speso una parola sulla sicurezza che, come un certo Cofferati va predicando, è quanto più interessa alle persone meno forti, quelle che vivono nelle grandi periferie e non bazzicano i salotti radical chic. Un bagno di realtà è l’unica cura che mi sento di consigliare ai comunisti se vogliono vedere riaprirsi le porte di Palazzo Madama e di Montecitorio.