
Giorgia Meloni, ministro delle Politiche Giovanili, ha chiesto alla delegazione olimpica italiana un gesto forte: disertare la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino per protestare contro la repressione attuata dal governo cinese nei confronti del popolo tibetano. Le hanno risposto con un coro di no: i politici, di maggioranza e opposizione, e gli atleti, che considerano quella sfilata più importante di una medaglia. L’hanno fatta a fette, ma la Meloni non ha tutti i torti. Forse ha sbagliato i tempi, forse ha sbagliato i modi, forse si aspettava una reazione diversa da parte degli atleti, che invece si sono sentiti strumentalizzati. Ok. Ma la domanda è questa: il ministro Meloni ha ragione oppure no?
La fiaccola olimpica passerà per il Tibet. Potrebbe rappresentare un simbolo di speranza, è vero. Ma in realtà, secondo me, sarà solo il segno di una profonda ipocrisia. L’ipocrisia di chi, in questi giorni, definisce uno sbaglio l’eventuale decisione di boicottare i Giochi cinesi: una decisione – si dice – che risulterebbe punitiva nei confronti degli atleti e della loro preparazione durata 4 anni.