Di Elvira Pollina

Mondoblog, il viaggio di Affari nella Blogosfera

 

In tempi in cui predomina il Mourinho pensiero, un blog che si chiama www.iostoconmancini.com potrebbe sembrare poco aggiornato. Eppure, se OleOle, la più grande community internazionale dedicata al calcio, ha deciso di acquistarne i diritti per i prossimi tre anni ci sarà un perché.

Il successo del mio blog, che conta oltre un milione e mezzo di visite dal 2006 – spiega il suo autore, Simone Nicoletti – è tutto legato alla community che è riuscito a sviluppare. I miei post raggiungono i mille commenti al giorno, e molti interisti fanno la cronaca in diretta della partita ogni domenica”. Un match seguito in tempo reale in stile 2.0.

Tutto questo ha convinto OleOle a scegliere iostoconmancini, che è diventato il primo blog italiano a far parte del network. Il suo autore riceverà ogni mese un compenso degno di un giornalista professionista per continuare a scrivere di Inter, la sua grande passione, e di tutto ciò che le gira intorno. Un caso unico nella blogosfera italiana, i cui membri, professionisti dell’ informazione a parte, guadagnano poco o nulla per la loro attività. Simone, che ha 34 anni, vive a Pavia, e lavora per un’azienda di marketing, è entusiasta ma cerca di restare con i piedi per terra: “Manterrò comunque il mio impiego: lasciarlo per vivere col blog sarebbe troppo rischioso, dato che l’accordo con OleOle è legato al raggiungimento di certi risultati”. Un po’ come avviene nel calcio giocato.


www.iostoconmancini.com

Sono sempre stato un appassionato di calcio e di Inter. In passato ho collaborato con diversi giornali minori, più per il piacere di scrivere che per guadagnare, visto che per un pezzo pagavano una miseria” racconta Simone. Poi arrivano Internet e i blog. “Ho aperto il mio subito dopo la sconfitta dell’Inter ad opera della Juventus nel febbraio 2006. La panchina di Mancini scricchiolava, molti lo davano vicino all’esonero, così la scelta del nome fu facile: Io sto con Mancini”. Simone, infatti, come molti altri interisti, individuava nella mancanza di continuità il male dei nerazzurri. “Allora non erano emerse le intercettazioni di Moggi, ma credo ancora che la mancanza di un progetto a lungo termine fosse uno dei motivi per cui l’Inter non riusciva a vincere”.

Io sto con Mancini diventa un punto di ritrovo in Rete per i tifosi nerazzurri, una specie di bar sport del web dove si possono sondare gli umori dei sostenitori della Beneamata. Neanche a dirlo il post che ha avuto più commenti, dopo quello della vittoria dello scudetto lo scorso anno, è stato quello che commentava l’esonero del tecnico jesino da parte di Moratti. “Lì gli interisti si sono spaccati in due, tra chi già rimpiangeva Mancini e le sue vittorie, e chi era entusiasta dell’arrivo di un allenatore come Mourinho, capace di far vincere la Champions League” spiega Simone. “Da parte mia, posso solo essere contento che uno come lui sieda sulla panchina dell’Inter, ma non mi è piaciuto come è stato mandato via Mancini”.

Qualche mese fa Simone viene contattato da OleOle, che gli propone un contratto. Il passaggio nella nuova piattaforma è avvenuto in questi giorni. Il nome del blog è rimasto lo stesso. “La decisione di conservare il nome, nonostante Mancini non alleni più l’Inter, è legata alla filosofia della continuità, che è alla base della nascita di iostoconmancini”. Insomma: nome che vince, non si cambia. Ma allenatore, aggiungiamo noi, sì.

Gol

 

 

Una volta qualcuno chiese se il calcio per me era una questione di vita o di morte, e io gli risposi: no. E’ una cosa terribilmente più seria.

Bill Shankly, calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo britannico, nazionale scozzese, già allenatore del Liverpool dal 1959 al 1974 e iniziatore del ciclo più vittorioso della storia della squadra inglese.

 

Ronaldo piangente

Meno uno. Alla fine del campionato. Meno uno. La distanza della Roma dall’Inter. Mancano 90 minuti, e l’Inter vede praticamente azzerato il vantaggio costruitosi in questi mesi nei confronti della Roma di Spalletti. Doveva essere il campionato della consacrazione, quello in cui doveva emergere il dominio sul campo dei nerazzurri. E’ stato così solo per una parte della stagione. Ora rischia tutto rischia di trasformarsi in un incubo quello già vissuto, e che agiterà le notti dei nerazzurri per tutta la prossima settimana: 5 maggio 2002, in testa alla classifica dall’inizio del campionato, titolo perso all’ultima giornata. Con una differenza: i nerazzurri la prossima settimana affronteranno non la Lazio del 2002, apparentemente senza motivazioni, ma il Parma, che si deve salvare e che è allenato da un certo Hector Cuper. Auguri.

il palloneQuando ho visto il pallone che scorreva sull’erba durante l’amichevole persa ieri dall’Italia contro la Spagna, ho sentito un tuffo al cuore. Perchè era IL pallone. Quello con gli esagoni in bianco e nero, quello che in  Holly e Benji  assumeva traiettorie impossibili, quello che si usava sotto casa per giocare a 21, quando la porta era  la saracinesca del garage, che ad ogni gol tremava, facendo un rumore incredibile. Quello è IL pallone.

MutuAdrian Mutu aveva tutte le carte in regola per diventare una promessa non mantenuta. Dopo Inter e Verona, il boom a Parma, dove in attacco faceva coppia con Adriano. Risultato: una valanga di gol.

 Poi il passaggio al Chelsea, che doveva consacrarlo come un giocatore di profilo internazionale. A Londra però non  va:  i contrasti con Mourinho, la brutta storia della cocaina, i problemi in famiglia. Una volta tanto, bisogna riconoscere a Moggi il merito di aver salvato un giocatore. Sono infatti i Moggi, padre e figlio, a riportarlo in Italia, prima parcheggiandolo al Livorno, e poi vestendolo di bianconero.

Quando esplode calciopoli e la giustizia sportiva  manda la Juve in B, Mutu se ne va a Firenze, dove ritrova Cesare Prandelli, l’allenatore che lo aveva lanciato a Parma. In viola Mutu rinasce: con 16 gol e 8 assist  è determinante nel raggiungimento del quinto posto, conquistato nonostante i 15 punti di penalizzazione.

Quest’anno, l’ha sbattuta dentro già 15 volte. L’ultima oggi, con un bellissimo tiro da fuori. Ma la cosa più bella è stato il cucchiaio  che ha messo la palla in bocca a  Santana e lo ha fatto segnare. Tutto questo dopo 3 giornate di stop. Chi qualche anno fa lo dava per finito e lo chiamava drogato ora dovrebbe stare zitto. Anzi, Mutu.