Fine anno,  tempo di bilanci. Tecnologici, s’intende.  E’ stato l’anno dell’Iphone, di cui si vocifera stia per arrivare una versione mini, e degli smartphone,  tutti rigorosamente con schermo sensibile al tocco.  E’ stato l’anno dei socialnetwork e soprattutto di Facebook, che ha visto schizzare verso l’alto il numero di iscritti italiani, passati in pochi mesi da poco più di 500mila ad oltre 4 milioni. E’ stato l’anno dei netbook,  gli  ultra portatili dotati di accesso veloce alla Rete, che hanno trainato il mercato dei pc.  A proposito di Rete, il 2008 verrà ricordato per il doppio debutto di Google: nel mondo della telefonia mobile con il G1 di Htc e nel mondo dei browser con Chrome, alternativa a Firefox e Internet Explorer.  Fin qui, quello tenere a mente.  Ma i flop non sono mancati. Uno su tutti? Cuil, il motore di ricerca lanciato questa estate da un gruppo di esuli di Big G che nei proclami dei creatori avrebbe spodestato Google grazie ad una maggiore precisione. Meno di sei mesi dopo,  l’obiettivo è miseramente fallito. Lo dimostra il grafico qui sopra, pubblicato da TechCrunch. Unico commento possibile: CUI(L’) HA VISTO?

 

 

Dopo l’aborto, Giuliano Ferrara ha trovato un altro nemico: Facebook. In un articolo comparso sul quotidiano Il Foglio, a firma di  Annalena Benini, il social network viene definito nient’altro che uno sfascia famiglie. Il motivo? Il matrimonio di una collega è saltato per colpa di alcune dinamiche facebookiane. Perché, in realtà, Facebook altro non sarebbe che un “immenso e virtuale mondo rimorchiabile” e “affermarlo – scrive la Benini – significa fare servizio pubblico”.

Ora, posto che le corna e  le nozze annullate all’ultimo secondo ci sono sempre state e che la gelosia esisteva ben prima di internet e dei social network, definire Facebook il sito dello struscio, delle foto e dei messaggi ammiccanti, e degli ex partner che ricompaiono dopo anni sotto forma di amici nella lista dei contatti, è abbastanza riduttivo. Certo, su Facebook c’è anche questo. C’è il cazzeggio, c’è il marketing, c’è la pubblicità, ci sono gruppi impegnati in cause giuste e meno giuste, o che condividono le stesse passioni o aborriscono le stesse cose.

Per esempio, c’è un “Giuliano Ferrara’s Fan Club”, che al momento conta 194 iscritti (ironia della sorte, è lo stesso numero della legge che regolamenta l’aborto e che Ferrara vede con il fumo negli occhi), i quali ogni giorno seguono, commentano e dibattono su quanto scritto e detto dall’Elefantino. Ma c’è anche un gruppo, composto da 304 persone, che si chiama “Abortiamo Giuliano Ferrara”. Non è che magari il direttore del Foglio se l’è un po’ presa per questo?