Giovanna, Margherita e Valentina. Rigorosamente in ordine alfabetico, perché per ora sappiamo che sono tutte e tre in semifinale, in corsa per un titolo olimpico. Tre donne, tre storie, tre caratteri diversi. In comune hanno le medaglie e il fioretto.
La Vezzali e la Trillini si conoscono come due sorelle. Quattro anni fa ad Atene si sono affrontate in finale e l’ha spuntata la neomamma Valentina. Sempre lei , l’anno scorso ai mondiali di San Pietroburgo si è presa la rivincita su Margherita, che a Torino nel 2006 le aveva fatto il dispetto, prendendosi il titolo iridato in casa.
Valentina e Giovanna sono la storia che non vuole finire. Margherita quella che sta per cominciare. Quale che sia la composizione del podio, vogliamo proprio dirglielo. Grazie, ragazze.


La fiaccola olimpica passerà per il Tibet. Potrebbe rappresentare un simbolo di speranza, è vero. Ma in realtà, secondo me, sarà solo il segno di una profonda ipocrisia. L’ipocrisia di chi, in questi giorni, definisce uno sbaglio l’eventuale decisione di boicottare i Giochi cinesi: una decisione – si dice – che risulterebbe punitiva nei confronti degli atleti e della loro preparazione durata 4 anni.