Giovanna, Margherita e Valentina. Rigorosamente in ordine alfabetico, perché per ora sappiamo  che sono tutte e tre in semifinale, in corsa per un titolo olimpico. Tre  donne, tre storie, tre caratteri diversi. In comune hanno le medaglie e il fioretto.

La Vezzali e la Trillini si conoscono come due sorelle. Quattro anni fa ad Atene si sono affrontate in finale e l’ha spuntata la neomamma Valentina. Sempre lei , l’anno scorso ai mondiali di San Pietroburgo si è  presa la rivincita su Margherita, che a Torino nel 2006 le aveva fatto il dispetto, prendendosi il titolo iridato in casa.

Valentina e Giovanna sono la storia che non vuole finire. Margherita quella che sta per cominciare. Quale che sia la composizione del podio,  vogliamo proprio dirglielo. Grazie, ragazze.

 

 

Giorgia Meloni, ministro delle Politiche Giovanili, ha chiesto alla delegazione olimpica italiana un gesto forte: disertare la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino per protestare contro la repressione attuata dal governo cinese nei confronti del popolo tibetano. Le hanno risposto con un coro di no: i politici, di maggioranza e opposizione, e gli atleti, che considerano quella sfilata più importante di una medaglia.  L’hanno fatta a fette, ma la Meloni non ha tutti i torti. Forse ha sbagliato i tempi, forse ha sbagliato i modi, forse si aspettava una reazione diversa da parte degli atleti, che invece si sono sentiti strumentalizzati. Ok. Ma la domanda è questa: il ministro Meloni ha ragione oppure no?

china olympicsLa fiaccola olimpica passerà per il Tibet. Potrebbe rappresentare un simbolo di speranza, è vero. Ma in realtà, secondo me, sarà solo il segno di una profonda ipocrisia. L’ipocrisia di chi, in questi giorni, definisce uno sbaglio l’eventuale decisione di boicottare i Giochi cinesi: una decisione – si dice – che risulterebbe punitiva nei confronti degli atleti e della loro preparazione durata 4 anni.

Il vero sbaglio, probabilmente, è stato far ospitare alla Cina i Giochi Olimpici, come se le continue violazioni dei diritti umani in Tibet non fossero cosa già nota e come se le limitazioni delle libertà civili e politiche cui è sottoposto il popolo cinese non esistessero da tempo.  

Nella scelta di Pechino come sede dei Giochi prevalse l’interesse economico degli sponsor, le multinazionali occidentali, desiderose di fare breccia nell’immenso mercato cinese. E sono proprio gli sponsor che riceverebbero i maggiori danni di un eventuale boicottaggio delle Olimpiadi, che non avverrà mai.

Non c’è nessuno sulla scena politica mondiale, in questo momento, in grado di fare la voce grossa con il governo cinese, meno che mai gli Stati Uniti, che con la Cina sono indebitati fino al collo. Bush sarà a Pechino per Giochi Olimpici, non può permettersi di mancare.

Che non ci si racconti, quindi, la favoletta del danno agli atleti, allenatisi per quattro anni invano . Il boicottaggio non si farà per altre, ben più squallide ragioni.