truffè sanità

 

In questi mesi tutti si sono riempiti la bocca sull’eccellenza del modello lombardo,  più volte indicato come quello da esportare in altre Regioni, in primo luogo per la sanità. Qui in Lombardia sì che funziona. Qui in Lombardia ci sono le vere eccellenze. Qui in Lombardia però il deficit di bilancio per la sanità è bello alto, è forse si comincia a capire perchè, dopo il caso della clinica Santa Rita, dove i medici asportavano seni senza che ci fosse un tumore, pur di ottenere i rimborsi regionali. La stessa cosa succede in Sicilia: la sanità pubblica è nelle condizioni che sappiamo, mentre prosperano le cliniche private, dove pare nessuna donna partorisca più naturalmente, perchè il rimborso del cesareo è più alto.

Dalla mattina alla sera sentiamo i politici nei telegiornali blaterare  sull’esigenza di rafforzare le misure per garantire la sicurezza. S’invocano leggi draconiane, inasprimento delle pene, pugno duro contro i clandestini e le prostitute, perchè i cittadini hanno il diritto di sentirsi sicuri quando camminano per le strade. Anche quando si entra  in ospedale, però, si dovrebbe  avere la sicurezza di non  venire operati solo per avere il rimborso regionale. Eppure di questo nessuno parla, anzi, nessuno dovrebbe più parlare, perchè  se andrà in porto il provvedimento anti-intercettazioni fortemente voluto dalla maggioranza di centrodestra, beccare con le mani nel sacco chi  si comporta come i medici del Santa Rita sarà molto difficile. Con buona pace della tanto sbandierata esigenza di sicurezza dei cittadini.

 

Bertinotti

 

La sinistra ARCOBALENA (così l’ha chiamata due volte il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli, ieri pomeriggio in collegamento con lo Speciale Elezioni di Rai Uno) è fuori dal Parlamento: non è riuscita a superare lo sbarramento ne’ alla Camera ne’ al Senato.

Comunisti Italiani, Verdi, Sinistra Democratica e Rifondazione hanno preso meno di quanto prendesse la sola Rifondazione Comunista. Per la prima volta nella storia della Repubblica non ci sarà nessun comunista tra i banchi del Senato o della Camera.

Qualcuno dice che sono vittime della loro partecipazione ai due anni di governo Prodi, dove hanno scontentato tutti: i riformisti, che malsopportavano i loro veti, e la loro base, che ha ingoiato troppi rospi. C’è una parte di verità in questo ragionamento. Ma il motivo del crollo non sta solo qui.

La Sinistra ha perso di vista la sua base sociale: non ci sono solo gli insegnanti e ricercatori, laureati e precari, in possesso di strumenti in grado d’intepretare la realtà.  C’è una massa di lavoratori della piccola e media impresa e della grande distribuzione che percepisce tutto il velleitarismo delle  proposte di Diliberto, Bertinotti and Co.

Trasformare i contratti a tempo determinato in contratti a vita: lo sanno tutti che non è possibile. Lo sanno tutti che, precario o no, un posto di lavoro è meglio avercelo, e che i diritti vanno bene ma bisogna anche lavorare, soprattutto in un momento come questo.

In compenso durante la campagna elettorale, la Sinistra Arcobaleno non ha speso una parola sulla sicurezza che, come un certo Cofferati va predicando, è quanto più interessa alle persone meno forti, quelle che vivono nelle grandi periferie e non bazzicano i salotti radical chic. Un bagno di realtà è l’unica cura che mi sento di consigliare ai comunisti se vogliono vedere riaprirsi le porte di Palazzo Madama e di Montecitorio.