MILANO E’ PAZZA, PAROLA DI PSICOTASSISTA

“Ognuno ha un romanzo nel cuore e i blog sono il modo più semplice per farlo uscire”. Raffaella, 33 anni, milanese, taxista di professione e un blog che dall’ottobre 2007 ha già collezionato 15mila visite, spiega così la fioritura di diari online.

Il suo è uno dei più originali della blogosfera italiana. Si chiama Psicotaxi (http://psicotaxi.splinder.com) e raccoglie le confessioni e gli sfoghi dei clienti che si sono seduti sul sedile posteriore mentre Raffaella era alla guida. Laureata in filosofia alla Statale di Milano, figlia di un taxista, ha preferito il volante alla scrivania, perché la fa sentire più libera. “Ho provato a fare l’impiegata, non ho retto. Guidando il taxi, riesco a essere completamente indipendente dal punto di vista economico (pochi soldi, schifosi ma subito) e a gestire il tempo secondo le mie esigenze”.


Psicotaxi.splinder.com

Fondatrice del Sindacato Autonomo dei Tassisti Professionisti e segretaria dell’Associazione Donne Tassiste, Raffaella resta però una che si è cimentata con i più profondi indagatori dell’animo umano e a cui piace parlare: così spesso il suo taxi si trasforma in un vero e proprio confessionale. “In realtà – spiega lei – con il tempo mi sono accorta che la gente il più delle volte non parla con me ma fa un monologo, ed il più delle volte si sfoga di tutte le frustrazioni che colleziona nel corso della giornata”.

Ma la molla per aprire il blog gliel’ha data un incontro in particolare.“Ero a Linate, a fine turno, stanca morta. Si avvicina una donna vestita in maniera provocante e, nonostante l’insistenza di un mio collega,che voleva caricarla a tutti i costi, la prendo io. Ultima corsa e poi a casa, ho pensato. Dopo le solite domande sulla “donna tassista”, la signora comincia a parlarmi di lei e mi dice che fa l’accompagnatrice. Parola per diluire il concetto: era una puttana”.

“Mi ha raccontato un sacco di cose. Mi ha parlato dei suoi clienti, in maggioranza uomini sposati e della sua più totale disillusione nei confronti dell’universo maschile. Secondo lei i peggiori in assoluto erano quelli che, dopo qualche appuntamento, le portavano le foto dei figli o le parlavano dei problemi con la moglie. Con loro cercava di chiudere il più presto possibile”. “Da quell’incontro – ricorda Raffaella – ho capito che potevo raccontare il mondo che ogni giorno si siede dietro di me”. Di episodi strani gliene sono capitati, in giro per Milan”Una sera viene verso di me una tutta sparata e mi chiede: Mi porti al manicomio? Ho scoperto che era scappata dal reparto psichiatrico del San Raffaele perché voleva farsi un giro, ma poi non sapeva dove andare a dormire e voleva tornare in ospedale. Ce l’ho riaccompagnata gratis”.

 

 

 

“Una volta ho caricato un uomo distinto, giacca e cravatta, curatissimo. Ero sicura fosse un manager, o qualcosa di simile. In realtà, parlandoci, ho capito che era un mitomane e che mi stava raccontando un mucchio di balle”. “Ma a Milano sono tutti pazzi?” chiedo io. “In realtà sì” risponde lei ridendo. “La maggior parte delle persone è impegnata in una corsa senza senso, per fare delle cose a cui non crede ma che prendono tutta la loro esistenza. Salvo poi cercare di evadere il sabato sera, quando per strada c’è un traffico nemmeno fosse lunedì mattina.

 Elvira Pollina

 

 

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