SILVIO ALL’INFERNO: ANCHE BERLUSCONI NEL MIRINO DEGLI INSTANT GAMES / Corriere.it

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Berlusconi all’inferno, affannato a gettare in una fornace quante più copie possibili della nuova edizione di “Tendenza Veronica”, il libro in cui la moglie racconta tutta la verità sui motivi che l’hanno portata chiedere la separazione dal premier italiano. Non è una vignetta satirica. Si chiama Silvio’s Inferno ed è l’ultimo videogame creato dalla casa di produzione inglese T-Enterprise, specializzata in instant games, giochi dalla grafica semplice, basati su fatti di cronaca o sull’attualità politica. Poco pretenziosi dal punto della grafica e della modalità di gioco, gli instant games devono il loro successo al messaggio ironico e provocatorio, che li fa diffondere in Rete come virus, grazie al passaparola su Facebook o via mail.

POLITICI NEL MIRINO – Ovviamente i bersagli preferiti dei creatori di questa nuova forma di satira interattiva sono i politici. Berlusconi in Silvio’s Inferno veste i panni di un novello Cesare che, evitando una serie di massi, deve bruciare i libri che ne mettono a repentaglio la reputazione. Ma il premier italiano non è l’unica fonte d’ispirazione per i “cattivi” di T-Enterprise. Tra le loro vittime c’è anche Hillary Clinton, il segretario di Stato Americano, protagonista di Hillary: First Blood, in cui è costretta a trasformarsi in Rambo per evitare che il marito Bill le possa “scippare” il merito della liberazione di alcuni ostaggi. In Kingdom of The Waster viene ridicolizzato il premier britannico Gordon Brown che ha chiesto agli inglesi di evitare di gettare troppo cibo nella spazzatura per evitare l’aumento di prezzi e nel gioco è costretto a raccogliere i rifiuti del suo rivale politico, il conservatore Cameroon. Lo stesso Obama è diventato protagonista di numerosi videogames satirici, come Election Incrimination, realizzato ai tempi della corsa alla Casa Bianca, in cui il presidente Usa deve far sparire prove compromettenti dallo studio ovale prima che irrompano giornalisti e telecamere mentre è diventato un cult il gioco in cui bisogna colpire George W. Bush con una scarpa, emulando il gesto del reporter iracheno. Politicamente scorretti e divertenti, il successo di questi giochi-parodia si deve probabilmente all’effetto terapeutico sul giocatore, che può farsi beffe, almeno virtualmente, dei tanto detestati politici. Che sono avvertiti: di qualunque colore siano, prima o poi un videogioco li seppellirà.

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