“Non tagliate il Fantabosco”. Il web si mobilita per la Melevisione / Corriere.it

Non tagliate il fantabosco. I fan di Milo Cotogno e degli altri protagonisti della Melevisione si mobilitano su Facebook per chiedere alla Rai di non eliminare dal palinsesto pomeridiano di Raitre la programmazione per bambini. Qualcuno ricorda la spensieratezza dei pomeriggi passati davanti alla tv, altri, più duri, minacciano di non pagare più il canone Rai, che «spende milioni di euro per i cachet delle star di Sanremo e poi taglia la programmazione di qualità per i più piccoli». Molti stanno subissando di e-mail l’ufficio stampa della Rai e il centro di produzione di Torino, dove i programmi vengono realizzati.

A Viale Mazzini la scelta di eliminare le trasmissioni per ragazzi da Rai Tre, resa nota negli scorsi giorni,  è maturata in nome di una strategia aziendale che punta a trasferire sulla piattaforma digitale terrestre, dove la Rai ha già due canali dedicati al pubblico più giovane (RaiGulp! e Rai Yoyo), le trasmissioni destinate ai bambini e a valorizzare meglio la fascia pomeridiana della terza rete, che per quanto riguarda lo share è una delle  più deboli dell’intera programmazione. Di fatto, però,  il pomeriggio di Rai Tre è una sorta di isola nel palinsesto pomeridiano della Rai, ormai appannaggio di talk show e infotainment, più remunerativi in termini di ascolti e pubblicità.

Oltre alla Melevisione, saranno cancellati altri programmi storici, come il GTRagazzi e Trebisonda. Da Raitre spariranno anche Il Gran Concerto, trasmissione di musica destinata ai più piccoli,  e i programmi del week end come Il videogiornale del Fantabosco e Mamme in blog. Tutti programmi  made in Rai, realizzati al centro di produzione di Torino, specializzatosi in questi anni nel settore della televisione per l’infanzia. «La decisione mi è stata comunicata dall’azienda circa un mese fa» spiega Mussi Bollini, capostruttura di Rai Tre per i programmi di bambini e ragazzi. «Non  c’è nessuna certezza riguardo la ricollocazione dei programmi sul digitale terrestre: il pericolo è che la Rai disperda il lavoro di anni, in cui è riuscita a dare un’identità di qualità ai programmi per bambini, intesi come tali, e non come mini-divi che partecipano ad una gara di canto o di ballo» continua la Bollini, che in Rai si occupa di ragazzi da quasi 30 anni, contribuendo ad ideare trasmissioni di successo come Big! e Solletico. «Stiamo ricevendo tantissime e-mail di solidarietà da genitori e bambini, ma non so nemmeno a chi mandarle in Rai» conclude sconsolata.

L’azienda, dal canto suo, fa sapere che finanzierà con nuovi investimenti la tv per ragazzi e che il centro di produzione di Torino non è in pericolo, ma sarà coinvolto nelle nuove iniziative. «Di sicuro la Rai continuerà a fare programmi per l’infanzia, bisogna vedere se verranno mantenute le produzioni attuali, o nasceranno di nuove» dicono dall’ufficio stampa.  Il Lupo Lucio, insomma, con buona pace dei fan di Facebook, è a serio rischio estinzione.

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