Italia-Serbia, se la cronaca va oltre il calcio di rigorec’è il vuoto

E’ un post difficile da categorizzare. Non si parla di sport, perché
un manipolo di ultras che tengono in scacco l’Italia e Genova non hanno niente a che fare con il calcio. Non si parla di politica, perché, davvero, voglio ancora credere che la politica sia altro da questo. Quello che e’ andato in scena venerdì scorso allo stadio Marassi, dove doveva giocarsi una partita di qualificazione ai prossimi Europei, e’ un misto di ismi: estremismi, nazionalismi, isterismi. Il rimpallo di responsabilità tra autorità italiane e serbe aggiunge squallore allo squallore. Grottesca la testimonianza di un padre, che ha portato il figlio allo stadio: il bambino e’ stato perquisito, gli ultras serbi sono entrati indisturbati sugli spalti armati di fumogeni, taglierini, spranghe di ferro. Mentre la telecronaca della diretta offerta da Raiuno ha messo in evidenza tutti i limiti del giornalismo di settore e del commentatori improvvisati: nessuno e’ stato in grado di contestualizzare la coloritura politica delle ” intemperanze dei tifosi serbi”.

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