QUI IL CAPO E’ UN INCAPACE, MEGLIO UN ALTRO POSTO, Il Mondo, 21 maggio 2010

 

Negli Stati Uniti sono da tempo il punto di riferimento per chi sta cercando un impiego o vuole cambiarlo: Vault, Jobvent e Glassdoor sono spazi online in cui i dipendenti delle imprese valutano il loro ambiente di lavoro, offrendo uno spaccato della vita interna dell’azienda e rendendo pubblici i loro stipendi e le loro mansioni. Ora il fenomeno arriva in Italia, grazie a Sopo (www.sopo.it ) e Lavoriamoci Su (www.lavoriamocisu.it  ), entrambi in Rete da pochi mesi ma già con un buon seguito di utenti. Si tratta di due siti su cui ognuno può dare, in maniera anonima, un voto alle propria situazione lavorativa in base a una serie di parametri: dal rapporto tra impegno richiesto e vita privata alle possibilità di carriera, dai benefit alle capacità del management. E poi esprimere un giudizio sintetico. Il risultato sono delle classifiche sul livello di qualità della vita nelle varie aziende, aggiornate in tempo reale e visibili a tutti.

Fino ad oggi questo tipo d’ informazioni sul web italiano si poteva trovare all’interno di forum di settore e blog. “Noi cerchiamo di offrirle in maniera strutturata” spiega Chiara Parisi, 31 anni, human resource manager presso una multinazionale italiana , e ideatrice , insieme al fratello Stefano, di Sopo, portale nato grazie ad un finanziamento a fondo perduto che la Regione Puglia ha assegnato nel 2008 a una serie di progetti imprenditoriali messi in piedi da giovani al di sotto dei trent’anni.“Tutto è partito dalla constatazione che negli annunci e nei colloqui di lavoro l’impresa tende ad offrire ai candidati una certa immagine di se’, di cui spesso non c’è riscontro tra i dipendenti” racconta Stefano Parisi. La verità, quindi, è che, condizioni contrattuali a parte, entrare in un’ azienda spesso è un vero proprio salto nel buio. Ecco, dunque, la ragion d’essere di questi portali: offrire una panoramica della vita interna dell’impresa, ospitando il punto di vista di chi ne fa parte, secondo la logica della trasparenza.

Ma c’è la possibilità che il ranking venga in qualche modo condizionato dalle stesse imprese? “Falsificare la realtà aziendale è estremamente difficile” assicura Manuela Magnoni, responsabile marketing di Lavoriamoci su, portale di proprietà della società emiliana Dot Company, specializzata nella creazione di piattaforme web, online dal febbraio dell’anno scorso. “Noi permettiamo alla nostra community di commentare i giudizi: gli utenti stessi possono chiedere conto di una valutazione che non è in linea con la loro esperienza diretta o con la posizione in classifica dell’impresa” aggiunge Magnoni. Sopo, invece, è dotato di un algoritmo che blocca i commenti in odore di spamming: le recensioni fotocopia che arrivano dallo stesso indirizzo Ip a distanza di pochi minuti non vengono pubblicate.

La sfida di questi portali, entrambi in fase di start-up, è sviluppare un proprio modello di business mantenendo l’ indipendenza dal mondo aziendale. “Nella nuova versione di Lavoriamoci Su le imprese potranno acquistare uno spazio, usandolo per dialogare con gli utenti, illustrando le misure messe in atto per superare le criticità o inserendo annunci di lavoro” spiega Magnoni. Qualcosa di simile farà anche Sopo, che però pensa anche di sfruttare i dati raccolti per stilare dei report per settori o aree geografiche e di venderli, sul modello di quello che fa il portale americano Vault. E le aziende, come reagiscono quando si vedono messe a nudo su web? Da entrambi i portali raccontano di telefonate con cui si chiedeva di rimuovere una recensione non gradita. Qualcosa che – assicurano i responsabili dei siti – non è prevista, a meno che i commenti non violino il codice etico e le regole di condotta . Per farla breve, la rimozione scatta solo se nel commento si usano termini offensivi o si scade nell’insulto personale, e non perché la valutazione assegnata all’impresa non supera la sufficienza.

Lecito domandarsi, però, se in un periodo in cui l’offerta è ridotta ha senso parlare di qualità del lavoro. “Con la crisi le imprese hanno il coltello dalla parte del manico, ma è bene ricordare che le opportunità d’impiego ci sono, anche se inferiori rispetto a qualche anno fa” osserva Maurizio Gamberini, direttore di Trovolavoro.it. Insomma, con la dovuta prudenza, chi ha un impiego si guarda attorno e se può cerca di meglio. E in questo senso secondo Gamberini sono soprattutto le imprese di medie dimensioni che potrebbero sfruttare il flusso comunicativo innescato dai portali di job ranking. “Spesso in realtà aziendali non molto conosciute si offrono condizioni di lavoro soddisfacenti, che però restano nell’ombra e che invece questi portali potrebbero contribuire a mettere in luce” spiega il direttore di Trovolavoro.it.

“Per le aziende si tratta di un’enorme opportunità: l’importante è saperla cogliere” conferma Eugenio Amendola di Anthea Consulting. Amendola è uno dei massimi esperti italiani di employer branding, ovvero quella branca del marketing che fa del dipendente una leva nella costruzione del marchio aziendale. Che passa, oggi, anche attraverso l’attenzione verso portali come questi “capaci di veicolare informazioni dotate di enorme credibilità negli utenti perché frutto di una comunicazione informale non guidata” spiega Amendola. L’errore più grande, dunque, è far finta di niente. “Negativi o positivi che siano i commenti vanno monitorati, e vanno cercate forme d’interazione con la community per beneficiare dei giudizi positivi o spiegare il proprio impegno per ovviare a una situazione sfavorevole” .

Elvira Pollina

Il Mondo, 21 maggio 2010, pdf

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