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Corriere.it – Scienze e Tecnologia

 

Sveglia amara per gli utenti dell’iPhone                                           (Corriere.it, 1 novembre 2010)

MILANO – Il ritorno all’ora solare ha creato qualche problema all’iPhone. E a quanti hanno l’abitudine di usarlo come sveglia. Il dispositivo di Apple, infatti, nella notte tra il 30 e il 31 ottobre, ha portato correttamente indietro di un’ora le lancette del proprio orologio. Cosa che, invece, non è avvenuta per la sveglia ricorrente. Risultato: questa mattina l’allarme è suonato un’ora dopo, causando innumerevoli ritardi al lavoro nei Paesi europei, come l’Inghilterra, dove oggi buona parte degli uffici sono aperti. Ma anche in Italia gli utenti si sono accorti della stranezza.  >>> continua a leggere

Dall’Italia a Shanghai senza guidatore                                               Il team italiano vince la sfida                                                                                                                              (Corriere.it, 30 ottobre 2010) 

 MILANOErano partiti a luglio dall’Italia. Sono arrivati a Shanghai due giorni fa, nel pieno rispetto della tabella di marcia. Il team di VisLab, lo spin off dell’Università di Parma, ce l’ha fatta: i quattro camioncini arancioni, alimentati ad energia solare, hanno percorso i 15mila lunghissimi chilometri che separano la Cina dall’Italia. Senza guidatore. Un’impresa che sembra incredibile e che è invece è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori italiani, capitanati dal professor Alberto Broggi, che per il loro progetto hanno ricevuto un finanziamento di 1,7 milioni di euro dal Consiglio Europeo delle Ricerche. I quattro furgoncini-prototipo hanno superato brillantemente la prova. Grazie alle videocamere intelligenti e a una serie di sensori sono arrivati puntuali all’appuntamento con la chiusura dell’Expo di Shanghai. Il tutto senza l’ausilio di strumenti per la localizzazione: niente mappe o navigatori. >>> continua a leggere

Ecco lo smartphone targato PlayStation                                (Corriere.it, 27 ottobre 2010)

MILANO – Dopo mesi di voci e anticipazioni non confermate, sembra essere davvero arrivato il momento di uno smartphone targato PlayStation. A pubblicarne per primo le foto del dispositivo, pensato per chi ama videogiocare in mobilità, è stato il blog Engadget. Nessuna certezza sulla data di uscita, mentre con buona probabilità il PlayStation Phone funzionerà grazie al sistema operativo Android 3.0.   >>> continua a leggere

SuperMario, un quarto di secolo di salti                                        (Corriere.it, 13 settembre, 2010)

MILANO – Venticinque anni di avventure, tra salti sulle tartarughe e funghetti «allunga vita», per salvare dalla grinfie del cattivo Bowser l’amata principessa nell’agognato livello finale. Super Mario Bros., il videogioco più venduto della storia con oltre 40 milioni di copie vendute, veniva presentato al pubblico il 13 settembre 1985, esattamente venticinque anni fa. Una data che ha segnato l’inizio dell’esplosione a livello mondiale della mania per Mario, il protagonista di una tra le saghe più longeve della storia dei videogames. >>> continua a leggere 

Wikileaks, venti di rivolta contro Assange                                        (Corriere.it, 7 settembre 2010)

MILANO – C’è maretta a WikiLeaks, l’organizzazione che tramite il web diffonde notizie top secret e che nelle ultime settimane si è guadagnata l’attenzione dei media ufficiali grazie alla diffusione di 77 mila documenti sulla guerra afghana, su cui sono arrivo altri 13 mila files riservati, oltre che del dossier giudiziario sul cosiddetto mostro di Marcinelle Mark Dutroux. Una parte dei membri che contribuiscono al funzionamento della macchina del sito ha scaricato il suo portavoce, l’australiano Julian Assange, fondatore, volto e mente dell’organizzazione, accusato di stupro in Svezia. Accuse che Assange si è limitato a liquidare come frutto di una torbida manovra del Pentagono per screditarlo e impedirgli di ottenere la cittadinanza in Svezia, la cui legislazione prevede un’ elevata tutela della libertà d’informazione che gli permetterebbe di difendersi dalla giustizia americana. >>> continua a leggere

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La chiocciola entra al Moma / Corriere.it

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MILANO – Il simbolo “@”, usato per gli indirizzi e-mail ma sempre più spesso anche su Facebook e Twitter per “taggare” qualcuno, è stata inserita nella collezione del museo di arte moderna di New York, dove verrà esposto a fianco dei quadri di Pablo Picasso e dei lavori di Andy Warhol. L’annuncio arriva da un post del blog ufficiale del MoMA firmato da Paola Antonelli, curatrice del dipartimento di architettura e design. Una vera e propria svolta perché, spiega Antonelli, «si abbandona il principio che il possesso fisico di un oggetto è il requisito necessario per la sua acquisizione».

UNITÀ DI MISURA – Nei fatti, il MoMA non ha sborsato nulla per esporre un simbolo che l’esplosione di internet ha fatto diventare universale e non si riserverà alcun diritto sulla sua riproduzione. «È la prima opera veramente gratuita del MoMA, anche se non è l’unica senza prezzo». Per spiegare i motivi della scelta d’includere la chiocciola nel tempio mondiale dell’arte moderna, la curatrice ripercorre la storia curiosa di un simbolo tipografico già presente in alcuni documenti del settimo secolo dopo Cristo, in cui veniva usato per ridurre a un unico tratto di penna la preposizione latina “ad”. La @ poi si trasformò in un’unità di misura commerciale: nella Venezia del sedicesimo secolo stava a indicare l’anfora di terracotta, usata dai mercanti per quantificare i propri scambi. Il legame con il commercio si mantiene fino al diciannovesimo secolo, quando la @ viene inclusa all’interno della tastiera della macchina da scrivere per poi essere inserita, nel 1963, all’interno di sistema ASCII, ovvero quell’insieme di caratteri riconosciuti e rappresentabili dai computer, come abbreviazione dell’allocuzione “at the rate of” ovvero “al prezzo di”, che diventava semplicemente @, “at”.

CANE, GATTO, TOPO – A ridisegnare l’uso della @, che in realtà giaceva pressoché inutilizzata sulla tastiera, fu l’ingegnere elettronico Ray Tomlinson, inventore del primo sistema e-mail, che diede al simbolo il significato che oggi tutti conoscono, sebbene la sua interpretazione visiva cambi da Paese a Paese: gli italiani e i francesi la chiamano chiocciola, per i russi è un cane, per i finlandesi un gatto arrotolato, per i cinesi un topo, per i tedeschi una coda di scimmia. E l’inserimento nella collezione del MoMA è proprio un omaggio all’intuizione di Tomlinson, che seppe ridare nuova vita a quel carattere, in cui «si ritrovano tutti gli elementi, come la semplicità, l’essenzialità, l’eleganza, propri della modernità».

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“Non tagliate il Fantabosco”. Il web si mobilita per la Melevisione / Corriere.it

Non tagliate il fantabosco. I fan di Milo Cotogno e degli altri protagonisti della Melevisione si mobilitano su Facebook per chiedere alla Rai di non eliminare dal palinsesto pomeridiano di Raitre la programmazione per bambini. Qualcuno ricorda la spensieratezza dei pomeriggi passati davanti alla tv, altri, più duri, minacciano di non pagare più il canone Rai, che «spende milioni di euro per i cachet delle star di Sanremo e poi taglia la programmazione di qualità per i più piccoli». Molti stanno subissando di e-mail l’ufficio stampa della Rai e il centro di produzione di Torino, dove i programmi vengono realizzati.

A Viale Mazzini la scelta di eliminare le trasmissioni per ragazzi da Rai Tre, resa nota negli scorsi giorni,  è maturata in nome di una strategia aziendale che punta a trasferire sulla piattaforma digitale terrestre, dove la Rai ha già due canali dedicati al pubblico più giovane (RaiGulp! e Rai Yoyo), le trasmissioni destinate ai bambini e a valorizzare meglio la fascia pomeridiana della terza rete, che per quanto riguarda lo share è una delle  più deboli dell’intera programmazione. Di fatto, però,  il pomeriggio di Rai Tre è una sorta di isola nel palinsesto pomeridiano della Rai, ormai appannaggio di talk show e infotainment, più remunerativi in termini di ascolti e pubblicità.

Oltre alla Melevisione, saranno cancellati altri programmi storici, come il GTRagazzi e Trebisonda. Da Raitre spariranno anche Il Gran Concerto, trasmissione di musica destinata ai più piccoli,  e i programmi del week end come Il videogiornale del Fantabosco e Mamme in blog. Tutti programmi  made in Rai, realizzati al centro di produzione di Torino, specializzatosi in questi anni nel settore della televisione per l’infanzia. «La decisione mi è stata comunicata dall’azienda circa un mese fa» spiega Mussi Bollini, capostruttura di Rai Tre per i programmi di bambini e ragazzi. «Non  c’è nessuna certezza riguardo la ricollocazione dei programmi sul digitale terrestre: il pericolo è che la Rai disperda il lavoro di anni, in cui è riuscita a dare un’identità di qualità ai programmi per bambini, intesi come tali, e non come mini-divi che partecipano ad una gara di canto o di ballo» continua la Bollini, che in Rai si occupa di ragazzi da quasi 30 anni, contribuendo ad ideare trasmissioni di successo come Big! e Solletico. «Stiamo ricevendo tantissime e-mail di solidarietà da genitori e bambini, ma non so nemmeno a chi mandarle in Rai» conclude sconsolata.

L’azienda, dal canto suo, fa sapere che finanzierà con nuovi investimenti la tv per ragazzi e che il centro di produzione di Torino non è in pericolo, ma sarà coinvolto nelle nuove iniziative. «Di sicuro la Rai continuerà a fare programmi per l’infanzia, bisogna vedere se verranno mantenute le produzioni attuali, o nasceranno di nuove» dicono dall’ufficio stampa.  Il Lupo Lucio, insomma, con buona pace dei fan di Facebook, è a serio rischio estinzione.

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IL REVERENDO CHE RISCRIVE LA LITURGIA “DIO BENEDICA PC, IPHONE E BLACKBERRY” / Corriere.it

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Londra, anno del Signore 2010. Un centinaio di fedeli siedono tra i banchi della chiesa medievale di Saint Lawrence Jewry, nel cuore della City, il centro economico e finanziario della Gran Bretagna. Tra le mani stringono i preziosi strumenti del loro lavoro: smartphone e palmari, netbook e laptop, ma anche memorie hard disk e lettori mp3. Sono venuti a farli benedire dal reverendo David Canon Parrott, perché da quei dispositivi elettronici dipende la buona riuscita dei loro affari, il loro benessere e quello dell’intera comunità.

 Benedizione tecnologica    Benedizione tecnologica    Benedizione tecnologica    Benedizione tecnologica    Benedizione tecnologica       

Canon Parrott è da pochi mesi pastore a Saint Lawrence Jewry, costruita nel dodicesimo secolo a pochi passi dal ghetto ebraico, poi distrutta dal Grande Incendio che devastò Londra nel 1666 e rimessa in piedi qualche anno dopo. Al reverendo l’intraprendenza non manca e cerca di rinnovare la liturgia. Si rende conto che la cerimonia del Monday Plow ( letteralmente Lunedì dell’Aratro, che cade attorno la metà di gennaio), non ha più senso. Un tempo era un evento: contadini e fattori arrivavano in chiesa con il loro attrezzo e pregavano il Signore affinché ne garantisse l’integrità e li assistesse nel duro lavoro nei campi. Una celebrazione storica, dunque, ma obsoleta, e che ormai andava puntualmente deserta. Canon Parrott l’ha rivitalizzata adeguandola ai tempi: al posto dell’aratro, lunedì scorso gli impiegati e i manager londinesi hanno portato gli ormai indispensabili strumenti elettronici e se prima le suppliche invocavano la ricchezza del raccolto, ora chiedono di preservare iPhone e Blackberry da worm e malfunzionamenti. «Possano le nostre conversazioni essere garbate, le nostre e-mail semplici, i nostri siti sempre accessibili» invoca il pastore. Poi i fedeli portano palmari, cellulari e pc, rigorosamente spenti, sull’altare e qui Canon Parrott li affida alla benevolenza dell’Altissimo: «Possano questi telefoni e questi computer, simboli di tutta la tecnologia e la comunicazione nelle nostre vite quotidiane, ricordarci che tu, o Dio, parli con noi attraverso il tuo Verbo. Amen». I fedeli recuperano i loro oggetti, li rimettono nelle tasche o nelle borse da lavoro, e poi tornano alle loro scrivanie negli uffici. Con la speranza che la benedizione del pastore sia più efficace dei software antivirus.

Elvira Pollina
13 gennaio 2010

I BUS CHE SI RICARICANO ALLA FERMATA / Corriere.it

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 MILANO – Le pensiline si trasformano in stazioni di rifornimento elettrico per bus che si muovono in città grazie a batterie in grado di ricaricarsi in pochi istanti. Non è fantascienza, ma ciò che avviene da qualche mese su una linea di trasporto di Shanghai , i cui veicoli sono alimentati grazie a dei supercondensatori al carbone attivo, detti ultracapacitor. Una tecnologia pronta all’uso, in grado di migliorare la qualità dell’aria: per dimostrarlo ulteriormente un minibus alimentato allo stesso modo accompagnerà gli studenti dell’American University di Washington in giro per il campus. Ma presto questi veicoli potrebbero muoversi per le strade di New York, Chicago e in alcune città della Florida .

DIMENSIONI – In realtà gli ultracapacitor esistono da una quarantina d’anni, ma le loro dimensioni erano troppo grandi per consentire una loro applicazione nel settore dei trasporti. Un inconveniente risolto grazie al lavoro del Mit di Boston, che li ha perfezionati, riducendone le dimensioni, aumentandone l’efficienza e rendendone possibile la produzione a livello industriale. Gli ultracapacitor non sono in grado di accumulare molta energia ( hanno una densità energetica di 6 wattora per chilo, contro i 200 wattora di una batteria agli ioni di litio) e si scaricano abbastanza rapidamente. Per il momento, quindi, non sono quindi adatti ad alimentare le auto private (nonostante siano già stati costruiti dei prototipi), perché dovrebbero far rifornimento circa ogni 3 chilometri.

RISPARMI – Tuttavia, alcune industrie automobilistiche, come Foton America , casa produttrice degli autobus che si spostano lungo le strade di Shanghai, hanno pensato di applicare la stessa tecnologia al trasporto pubblico. Gli autobus urbani infatti sono costretti a sostare anche un paio di minuti alle fermate, a volte abbastanza ravvicinate tra loro, per permettere ai passeggeri di scendere e salire a bordo. È sufficiente, quindi, sostituire alcune pensiline con delle stazioni di ricarica, che consentono di fare rifornimento in pochi istanti. C’è di più: questi autobus sono in grado di assorbire l’energia prodotta da ogni frenata e le pensiline ricaricanti possono essere equipaggiate con pannelli fotovoltaici, riducendo ulteriormente le emissioni. Dal punto dei vista dei costi, per far muovere un autobus simile occorre un decimo dell’energia necessaria per far circolare un normale bus a diesel, con un risparmio di 200mila dollari di carburante, calcolato per il ciclo di vita di ogni veicolo.

I LIMITI – Restano alcuni limiti: l’accelerazione rimane debole e i bus riducono la loro autonomia del 35% quando si accende l’aria condizionata. Ma al Mit stanno lavorando per aumentare la densità energetica degli ultracapacitor, che in un futuro non lontano potrebbero quintuplicare la loro capacità di immagazzinare energia e consentire un uso ancora più esteso nel settore dei trasporti, abbattendo il numero delle stazioni di servizio.

Del resto il tempo stringe: secondo quanto stabilito dal G20 entro il 2050 ciascun abitante del pianeta dovrà limitare a 2 tonnellate l’anno le proprie emissioni di Co2 (contro le 15 tonnellate annue prodotte oggi da un cittadino Usa). per dimostrare che non è poi così poco Andy Pag, un ambientalista, sta provando a fare il giro del mondo a bordo di un bus alimentato a biodiesel, ricavato dall’olio di cucina, cercando mantenersi sotto la soglia fissata dal G20. Partito da Londra, Pag ha già percorso 3mila miglia, facendo tappa in Francia, Svizzera, Italia e Turchia e raccontando il suo viaggio in un blog. Obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del riscaldamento globale. Una sfida a cui tutti siamo chiamati a rispondere, non importa se con l’olio fritto o con gli ultracapacitor.

 Elvira Pollina
20 ottobre 2009(ultima modifica: 21 ottobre 2009)

TWITTER IMPARA L’ITALIANO / Corriere.it

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Twitter parlerà anche in italiano. L’annuncio arriva direttamente dal blog ufficiale del social network , per il momento disponibile solo in lingua inglese e in giapponese. Presto l’interfaccia sarà tradotta in altre quattro lingue: oltre all’italiano, ci sono francese, tedesco e spagnolo.

NUMERO DI UTENTI – Una strategia che punta ad estendere il numero di utenti. In Italia, si stima che i seguaci dei cinguettii di Twitter siano poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti attivi di Facebook, tradotto in più di 70 idiomi. Il compito di tradurre sarà affidato agli stessi twitters: in un primo momento, verranno coinvolte un numero limitato di persone, che riceveranno un invito a partecipare alla traduzione e dovranno , accettare precise condizioni, come la gratuità della collaborazione e il riconoscimento dei diritti di proprietà a Twitter. A questo punto, i volontari, visualizzeranno una schermata speciale di Twitter e potranno suggerire il modo migliore per tradurre termini e espressioni inglesi nella propria lingua, votando le scelte dagli altri traduttori. Se non si è stati inseriti nella lista dei prescelti, è possibile farne richiesta attraverso un modulo.

TRADUZIONE – Una volta raggiunto un certo numero di suggerimenti, Twitter sceglierà la traduzione più efficace e la sottoporrà all’ulteriore giudizio della community degli utenti. Saranno tradotte anche le applicazioni esterne che “girano” sul social network e permettono di fruire del servizio di microblogging, i cui i post si limitano a 140 battute, in maniera personalizzata.

 NUOVI ORIZZONTI – Oltre ad aumentare il numero di utenti, Twitter sta cercando d’implementare i propri guadagni: secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, i vertici dell’azienda sarebbero impegnati in due trattative separate con Google e Microsoft, per consentire l’indicizzazione dei tweet all’interno dei rispettivi motori di ricerca in cambio di qualche milione di dollari e della suddivisione dei profitti ottenuti tramite gli annunci pubblicitari dai due colossi del web. In questo modo i micropost verrebbero visualizzati da Google e Bing in tempo reale, permettendo di conoscere i temi e gli argomenti che stanno suscitando interesse nella twittosfera.
Elvira Pollina
09 ottobre 2009(ultima modifica: 10 ottobre 2009)

LA PRIMA TV HD? L’HA DISEGNATA BERTONI / Corriere.it

 

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MILANOUn’incredibile collezione di 758 apparecchi elettronici, televisori, videocamere, macchine fotografiche, registratori audio, prodotti tra gli anni Trenta e Sessanta del secolo scorso, agli albori dell’era della tecnologia di massa. È lo strano tesoro del signor Micheal Bennett Levy’s, andato all’asta qualche giorno fa da Bonhams a Londra. È avvenuto così che uno sconosciuto compratore, sborsando appena 2400 sterline, si sia portato a casa un pezzo di storia: uno dei primi esemplari di tv ad alta definizione, datato 1958, molto simile per prestazioni a quelli che campeggiano oggi nelle vetrine dei negozi di elettronica e che stanno trovando spazio anche nei soggiorni delle famiglie italiane.

819 LINEE IN BIANCO E NEROSi chiama TELEAVIA TYPE P111 e cinquant’anni fa trasmetteva, in bianco e nero, immagini a 819 linee di scansione, quando all’epoca si viaggiava sulle 400, mentre gli schermi Hd di oggi si attestano sulle 1080. In Francia la scansione a 819 linee venne lanciata alla fine degli anni Cinquanta, era riservata ai pochi eletti che potevano permettersi apparecchi più costosi della media, e fu abbandonata nel ’68 per problemi di compatibilità con i televisori a colori che stavano arrivando sul mercato. Da allora i pochi esemplari del Teleavia Type P111 sono diventati gli oggetti del desiderio dei collezionisti, come il signor Bennett Levy’s , che ha raccontato al sito Gizmag.com come dietro questo piccolo capolavoro della tecnica ci sia anche la mano di un italiano: quella di Flaminio Bertoni, varesino, emigrato in Francia ed assunto dalla Citroen. Il suo estro partorì la carrozzeria della mitica 2 Cavalli, di cui sono stati venduti 5 milioni di esemplari fino al 1990, e la Citroen DS, la cui linea avveniristica impressionò i critici di allora, che «parlarono di un anticipo di 20 anni rispetto alla concorrenza», come si legge nella biografia che il sito della casa di produzione automobilistica dedica al designer italiano.

IL TELEVISORE – «Ma Flaminio disegnava di tutto» raccontano i responsabili del museo che la sua città natale gli ha dedicato due anni fa, dove sono conservati i modelli, i bozzetti e i brevetti di Bertoni. E tratteggiò anche la forma del TELEAVIA, il cui schermo misura 19 pollici ed e’ contenuto, insieme al tubo catodico, in un elegantissimo chassis in legno. In basso, un box con le due manopole per la ricerca delle frequenze e la regolazione del volume. Lo schermo poteva ruotare, per garantire una visione senza riflesso. Quella tecnologia oggi sta in pochi centimetri di spessore. Le tv sono piatte, essenziali e si appendono al muro come quadri. Eppure la nitidezza dell’immagine non è molto lontana da quella del TELEAVIA Solo che allora per rendere accattivante il fiore all’occhiello della tecnologia francese, progenitore dei moderni schermi ad alta definizione, ma che nell’aspetto restava pur sempre una scatola, i transalpini si rivolsero ad uno dei più grandi designer industriali italiani, allora sconosciuto in patria.

Elvira Pollina

07 ottobre 2009