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Twitter e la morte di Scalfaro: cosa è successo e perchè il giornalismo non è morto

Premessa. Sono una giornalista di un’agenzia di stampa, uso Twitter e Facebook per lavorare e se riattivo questo blog per tanto tempo dormiente è perchè  sono a casa con la bronchite e non ho una beata fava da fare, se non stare su internet, leggere e guardare la tv ( una pacchia, insomma…).

Il motivo che mi spinge a scrivere senza essere pagata (come fanno molti colleghi con passione e come ho fatto io per anni, nota polemica #1) è una questione che mi sta a cuore. Ovvero: il senso del fare i giornalisti, in un’agenzia di stampa per giunta,  nell’era di internet.

Lo spunto arriva, manco a dirlo da Twitter, strumento che esiste da anni, ma che gli italiani e i media mainstream hanno scoperto in questi giorni con la conseguente totemizzazione insopportabile (nota polemica #2).

Accade che questa mattina, mentre nelle redazioni delle agenzie di stampa, delle tv all news e dei siti internet mainstream – in una tarda apertura domenicale, magari –  si procede  alla rassegna stanca dei giornali cartacei (nota polemica #3), su Twitter si diffonde la voce incontrollata che l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro sia morto. L’hashtag #scalfaro, tra tweet e retweet, diventa immediatamente trendtopic. I media mainstream sono silenti. Insomma in Rete la news gira già intorno alle  9 e il lancio dell’Ansa, principale agenzia di stampa italiana e tradizionale punto di riferimento per l’ufficialità delle notizie (nonchè mia ex azienda) arriva alle 9,45.

Un bel ritardo di 45 minuti. E questo ha portato molti twitteri italiani a sentenziare la morte delle agenzie di stampa e del giornalismo professionale. Al che mi sono girati i cosiddetti, perché la questione a mio avviso é molto più complessa.

Questo è un caso che potrebbe essere portato a esempio nelle scuole di giornalismo e anche nelle redazioni (dove dovrebbe essere imposto un sano aggiornamento professionale, nota polemica #4).  Siccome sono un po’ una rompic…, mi sono presa la briga di capire quale fosse la fonte della notizia (ma non è questo che dovrebbe fare un giornalista, internet o no? nota polemica #5). Ebbene tutto  è nato da un tweet di Alberto Gambino, che recita così “Con un sorriso ci ha lasciato il presidente Scalfaro”. Ore 9 circa. Il tweet viene rilanciato dal blog Nomfup (http://nomfup.wordpress.com/),  collettivo che si occupa di temi politici.

Alberto Gambino è infatti un noto collaboratore e amico di Scalfaro, quello che nelle scuole di giornalismo si chiamerebbe fonte primaria, mi pare. Da lì si è sparsa per la Rete, che l’ha presa per buona, quasi in toto. Chi non l’ha fatto sono stati i giornalisti, in particolare due giornalisti noti twitter addicted come Simone Spetia (Gruppo Sole 24 ore) e Mario Adinolfi (Europa, tra l’altro – aggiornamento – mi viene detto che all’inizio l’ha presa per buona, rilanciandola anche lui su twitter, poi si è fatto venire i dubbi, ma poco cambia). Che cosa hanno fatto i due? Hanno chiesto su Twitter a Nomfup la conferma, la fonte. Nomfup risponde: il tweet di Gambino, noto collaboratore, bla, bla, bla….ma la notizia è da verificare, HOLD (nel gergo giornalistico tieni pronta l’urgente, che appena hai la conferma la spari in rete…cazzo).

A quel punto Spetia e Adinolfi si attivano (e con loro anche altri giornalisti) per  VERIFICARE. Sappiamo che Gambino è un collaboratore di Scalfaro, ma chi ci dice che ci sia lui dietro quel profilo twitter, che qualcuno non gli abbia hackerato il profilo, fregato il cellulare, fatto un scherzo di cattivo gusto? Lo stesso Adinolfi ipotizza che sia un fake. Mettiamoci pure che è domenica mattina, e le agenzie, Ansa a parte, aprono un po’ più tardi e le fonti ufficiali (Senato, parenti, collaboratori… magari non rispondono dormono, piangono, fanno la doccia). Insomma la notizia diventa ufficiale alle 9,45, minuto più minuto meno, sull’Ansa, su Corriere.it  e pure su Twitter, dove a confermarla è un certo @debortoliF. (Vedere anche Update in basso).

Seguono sul medesimo social network strali contro il giornalismo professionale, la casta, il dilettantismo, le agenzie di stampa, i media ufficiali, bla, bla e bla.

Facciamo un passo indietro. Facciamo finta che io sia il disgraziato cronista che si fa l’apertura della domenica mattina.  Facciamo finta che  io leggendo il tweet di Gambino, lo voglia rilanciare come una notizia, mettendoci la firma mia e della mia testata. Lo potrei fare? LA RISPOSTA E’ NO, CAZZO.

E questo non è un limite, ma il senso dell’essere giornalisti. “Be the first, but first be right” è il motto di una nota agenzia di stampa internazionale (la mia attuale azienda). La verifica è il cuore del giornalismo. Altrimenti si diventa complici di una informazione scorretta.  Spetia e Adinolfi hanno reso trasparente attraverso i loro scambi di tweet come funziona il processo di verifica, che probabilmente si è svolto allo stesso modo nella redazione dell’Ansa o in quella del Corriere.it. o di altre testate che non sto qui a citare, ma che sicuramente lo hanno fatto. Il punto è che la verifica richiede tempo ed è soggetta a imprevisti.

Il processo di verifica delle fonti e delle veridicità delle informazioni è il motivo per cui ha ancora senso il giornalismo professionale, di mestiere, o insomma il giornalismo in se’, chiamatelo come volete, che il mezzo sia l’agenzia, la carta, il web. Perché mai io dovrei pagare per una cosa che posso leggere prima su Twitter, si chiedono i talebani del web che sentenziano la morte del giornalismo professionale? A parte il fatto che i twitteri spesso non fanno che rilanciare notizie prese dai siti web e quotidiani online che a loro volta le riprendono dalle agenzie di stampa (nota polemica #6), la questione è un’altra. Twitter è una miniera d’informazioni e spunti, può metterti in contatto con fonti di prima mano, ma questo non prescinde dal verificare, dal cercare conferma.

E’ uno sforzo in più che chi lavora nell’informazione DEVE fare (non serve essere studiosi dell’informazione lo scrissi pure io, in tempi non sospetti, due anni fa, qui http://daily.wired.it/news/internet/il-giornale-di-twitter-e-la-pubblicita.html., nota polemica #7) e molti lo stanno facendo.Alla classica rassegna stanca va affiancata una bella rassegna dei tweet ( e questo comporta anche investimenti in personale, in formazione, care aziende editoriali,  e un po’ d’impegno, cari colleghi restii a considerare i social network come fonti, nota polemica #8).

Il passo successivo secondo me sarà cercare di utilizzare lo strumento come mezzo di diffusione ufficiale da parte dei media tradizionali (  chiamateli come vi pare, con questo intendo chi fa informazione e offre un servizio, non un cazzeggio, nota polemica #9), ma questo avverrà solo tra qualche tempo, quando il mezzo potrà garantire un minimo di redditività (i contratti unici o da casta che siano non si pagano con le pacche sulle spalle  o i retweet.  nota polemica #10).

E ai talebani di Twitter che sostengono come il caso della morte di Scalfaro abbia decretato la morte delle agenzie e del giornalisti, dico, beh…sbrigatevi. Siete in ritardo per un funerale. Perchè sempre Twitter stamattina ha decretato la morte della cantante Adele. Che invece è viva e vegeta. Ma come, non avete verificato?

UPDATE 1  La verifica è avvenuta effettivamente su Twitter, grazie al giornalista Vasco Pirri @vascopirri dell’agenzia Italpress (che apre alle 10,00 però la domenica). Ma lui da bravo cronista ha fatto comunque il suo.  Care aziende editoriali, svegliatevi e sfruttate ‘sto mezzo!

UPDATE 2

Franco Bomprezzi mi segnala che su Skytg24 la news è stata attribuita genericamente a Twitter, o poi a De Bortoli. Questo secondo me è sbagliato,  prima verificare.

UPDATE 3

Simone Spetia ci spiega in un commento come è andata e rende ancora più chiaro come possa essere utile per un giornalista di oggi stare davanti ai tweet CON CRITERIO.

“Ti ringrazio per il giudizio lunsighiero. Però ho fatto una cosa diversa: ho pesato la qualità della fonte e quella della fonte che l’ha girata. Non solo per l’affidabilità di @nomfup, ma anche per il ruolo del patron del blog e per quello attuale di Gambino. Alla fine mi sono deciso e nel GR delle 9 ho detto che uno stretto collaboratore di Scalfaro aveva twittato: “……” aggiungendo che avremmo cercato conferme. Ma anche questo è stato un lavoro giornalistico, di conoscenza e di collegamenti tra le cose. Quindi sono perfettamente d’accordo con te”

UPDATE 4

In questo pezzo de  La Stampa.it vengono dati i tempi dettagliati, lo spread tra tweet e notizia ufficiale si allarga ancora http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/440344/

NON POSSIAMO

Non finisce con oggi lo strazio dei funerali delle vittime del terremoto in Abruzzo. Alla cerimonia di questa mattina, solenne, alla presenza della autorità, ne seguiranno altre,perchè dalle macerie continuano ad essere estratti i cadaveri di chi quella notte è rimasto travolto nel posto dove ognuno di noi si sente più sicuro: casa propria.
Un terremoto come quello che si è verificato a L’Aquila porta con se’ uno strascico di storie e di racconti che fanno emozionare e commuovere. Ma non possiamo fermarci qui.
Non possiamo ricordarci che il territorio italiano è all ’80 sismico (dico ottanta per cento)  solo dopo 300 morti.
Non possiamo accettare che case costruite meno di 10 anni fa cadano come castelli di sabbia.
Non possiamo accettare che l’attuazione della legge antisismica del 2005 venga di anno in anno rinviata.
Non possiamo non pensare che nel piano casa del Governo, prima che in Abruzzo si scatenasso l’inferno, l’aggettivo antisismico venisse utilizzato solo nell’articolo 6, dedicato alla “semplificazione della normativa antisismica” . Come dire: costruiamo e aiutiamo l’economia, poi se la casa cade, si vedrà.
Non possiamo tollerare che gli Ordini Professionali degli Architetti e degli Ingegneri continuino ad ospitare nelle liste dei loro iscritti quanti hanno decretato la stabilità di edifici venuti giù come se fossero fatti di biscotti e che costoro continuino ad esercitare la professione.
Non possiamo permettere che alle ditte che hanno realizzato edifici pubblici con materiale scadente continuino ad essere affidati appalti per la costruzione di scuole, ospedali, ponti, uffici.
Le emozioni vanno bene per qualche giorno. Poi occorre pensare. Altrimenti ci ritroveremo ancora qui, a piangere su file di bare allineate.

CORRIEREPUNTOIT

Richiamo in homeIl gioco si baserà su progetti reali che saranno concretizzati solo nel 2035

In missione tra la Luna e Marte
Arriva il videogame firmato Nasa

 

L’agenzia spaziale americana ha nominato un team di sviluppatori per dare corpo al progetto. Pronto nel 2010

 

MILANO – Chi non ha mai sognato di vestire i panni di Neil Armostrong e mettere piede sulla Luna o sperimentare l’ebbrezza di andare in orbita a bordo dello Shuttle? Un privilegio riservato a pochi ma che l’agenzia spaziale americana ha deciso di concedere a tutti, annunciando il lancio di un videogame online dedicato alle esplorazioni spaziali. Titolo: «Astronaut: Moon, Mars and Beyond.

LE ATTESE DEI MMOG – Di un videogame online firmato Nasa se n’era già parlato l’anno scorso. Poi un lungo silenzio che aveva alimentato curiosità e attese degli appassionati di Mmog, acronimo che sta per Massively multiplayer online games, ovvero i videogiochi capaci di supportare migliaia di giocatori in contemporanea. Ora è lo stesso sito dell’Agenzia spaziale americana a confermare tutto, annunciando la nomina del team di sviluppatori. E’ stato, invece, il sito specializzato BigDownload a diffondere in anteprima alcuni screenshots del gioco, che avrà inizio con la minaccia della caduta di un oggetto spaziale sulla Terra. <!–

 

LE MISSIONI – «Astronaut: Moon, Mars and Beyond» si articolerà attraverso una serie di missioni, che riprodurranno nella maniera più fedele possibile le condizioni di vita nello spazio, inconvenienti tecnici e imprevisti compresi. Oltre a costruire una stazione spaziale e a provvedere al suo funzionamento, bisognerà confrontarsi con il livello del carburante e dell’ossigeno, o con l’eventualità che un compagno resti ferito sul suolo lunare. A quel punto bisognerà ingegnarsi per tirarsi fuori dai guai, come fecero nel 1969 i membri dell’Apollo 13.

SALTO NEL FUTURO – Gli sviluppatori lavoreranno su ricerche e progetti degli scienziati Nasa, che potranno essere applicati alla realtà solo nel 2035. Il gioco consentirà quindi di fare una sorta di «salto nel futuro» nell’esplorazione dello spazio e nelle tecnologie aerospaziali, permettendo di conoscere lo stato delle ricerche dell’agenzia spaziale statunitense. In pratica, gli astronauti virtuali saliranno su navicelle spaziali e utilizzeranno robot che oggi sono solo dei prototipi e che vedranno la vita solo fra qualche decennio. Ma potranno anche ripercorrere le più celebri missioni spaziali della storia della Nasa dalla stessa prospettiva degli equipaggi. Il Mmog firmato Nasa dovrebbe essere pronto per il 2010, mentre il prossimo autunno sarà disponibile una demo. Non sarà gratuito, ma bisognerà sottoscrivere un abbonamento. Di sicuro meno costoso delle tariffe dei tour spaziali.

Elvira Pollina
25 febbraio 2009(ultima modifica: 26 febbraio 2009)

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SANREMO: TRICARICO, QUESTA VOLTA CI VADO PER GIOCO

SANREMO: TRICARICO, QUESTA VOLTA CI VADO PER GIOCO /ANSA
SPE S0B S41 QBXH SANREMO: TRICARICO, QUESTA VOLTA CI VADO PER GIOCO /ANSA CANTAUTORE PRESENTA NUOVO DISCO, USCIRÀ DOPO LA KERMESSE di Elvira Pollina (ANSA) – MILANO, 9 FEB – L’anno scorso sul palco di Sanremo cantava e chiedeva ‘Una vita tranquillà. Quest’anno Francesco Tricarico, cantautore milanese noto per i testi surreali e poetici, giura che affronterà l’appuntamento sanremese con più serenità. «Ho deciso di prenderlo come un gioco», ha spiegato oggi durante la presentazione del nuovo album d’inediti ‘Il bosco delle fragolè, in uscita dopo la kermesse, al cui interno si trova il brano che l’artista eseguirà all’Ariston e che dà il titolo al cd. «È un album che ha al centro l’amore e il gioco, i due elementi essenziali della vita», spiega il 38enne cantautore. «Il titolo? Il bosco è un luogo che mi affascina: è il posto dell’oscurità e del mistero, delle favole, ma anche degli innamorati». In tutto sono dieci tracce, di cui Tricarico ha scritto i testi e la musica. Sono suoi anche i disegni della copertina del cd. «Disegnare mi diverte» racconta Tricarico, che il prossimo autunno pubblicherà un libro di racconti con sue illustrazioni. Ma l’occupazione principale di Tricarico resta fare musica, o, come dice lui «trasformare l’aria». Una passione che lo accompagna sin da giovanissimo, e che, come ha cantato in un suo brano «lo ha salvato» dalla timidezza. «Con le mie canzoni riesco a vedere ricordi, emozioni e idee fuori da me e a condividerle con altri a cui piacciono» dice. Sul palco dell’Ariston si esibirà con un brano «personale, che di sociale ha ben poco»: racconta la scelta d’impegnarsi in amore, e le rinunce che ne conseguono. La scorso anno Tricarico tornò da Sanremo con in tasca il premio della critica ‘Mia Martinì. Lui quell’esperienza la ricorda così: «Cantare all’Ariston mi ha reso senza dubbio più pop, ma mi ha anche dato un sacco di stimoli a scrivere, come sanno fare tutte le situazioni di tensione». Tensione che giocò al cantautore un brutto scherzo: poco prima della sua performance, provato dall’attesa di un’esibizione a fine serata, si lasciò scappare un insulto a Chiambretti e Baudo, che avevano tirato per le lunghe la sua presentazione: «Questa volta – ride il cantante – eviterò di parlare nel microfono». (ANSA). YN0-MD 09-FEB-09 17:31 NNN
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BUON COMPLEANNO NICOLA

Una candelina

Una candelina

SIAMO TORNATI

Passeggiata a Mazara del Vallo, Piazza dell Repubblica

Passeggiata a Mazara del Vallo, Piazza della Repubblica

SOTTO IL CIELO DI BAGHDAD

 

Tutto è nato a dicembre in un ristorante dI fronte  alla Stazione Termini, davanti ad un piatto di pasta immenso. Anche perchè dopo una prova d’ingresso all’Università nutrirsi è d’obbligo.

Tutto è finito domenica scorsa, a Perugia, quando io e Lavinia siamo state premiate al Festival del Giornalismo per questo video, che s’intitola Sotto il Cielo Di Baghdad e ripercorre la storia di Enzo Baldoni.

In mezzo ci sono una gita a Collaccio dal papà di Enzo Baldoni, un’intervista ad un inafferrabile Deaglio bloccato sotto casa con i sacchi della spesa in mano, una domenica tra biberon e première, e Lavinia disperata perchè sforavamo i sei minuti previsti dal regolamento.

Invece è andata bene.